Ora la neve addirittura abbonda. 2


Un’ondata di precipitazioni nevose si è riversata su gran parte dell’emisfero occidentale del pianeta, come è noto, dalla Siberia il gelo si è esteso fino a raggiungere addirittura il Maghreb, sulle coste del nord Africa! Qui nelle valli del Biferno non scendeva così tanta neve da almeno sette anni. Siamo anche oltre un metro in diversi punti particolarmente esposti ai venti, che a loro volta, creano forme tondeggianti un pò dappertutto, dai tetti delle case alle automobili, dentro i centri abitati, mentre nelle campagne vi sono forme bizzarre e sempre candide e tondeggianti proprio sugli alberi, piccoli e grandi, che sono belli a vedersi così, ma c’è un rischio di rottura dei rami che devono sopportare la mole di peso della neve su di essi. Parlando con un vecchio contadino, proprio nella mattinata di ieri e mi ha raccontato di essere appena stato a scuotere i suoi alberi di olivo, la neve è alta mi ha confidato, ma era necessario andare a liberare le piante dal peso, l’olivo infatti tollera poco questo inconveniente, ha una struttura del legno con fibre corte e sottili, dunque non in grado di reggere questo tipo di sollecitazioni. Per giunta, quando un ramo si rompe sotto il peso della neve, con la temperatura bassa che c’è tutt’intorno si corre il rischio che si cominci a gelare il tronco che è esposto con una ferita proprio nella zona di rottura dove potrebbe entrare abbastanza freddo da estinguere l’intera pianta.

Il contadino mi dice anche di cominciare a sentire un qualche sintomo di febbre e così lo invito a recarsi nella propria dimora al più presto possibile, mentre io continuo la mia passeggiata lungo le strade del paese di Petrella. C’è un’atmosfera unica, tanta gente è in strada per i motivi più diversi, c’è chi va a trovare parenti, amici, persone anziane, c’è anche chi fa rifornimento di cibo primario, pane, latte, uova, c’è inoltre chi pulisce i marciapiedi ammucchiando la neve come meglio pensa e infine ma non meno importanti, ci sono i bambini che schiamazzano ovunque, adesso possono esprimere liberamente la loro gioia, le scuole sono chiuse e così tutti a divertirsi in giro per il paese, intere strade sono sotto occupazione di bambini e giovani che si lanciano sulla neve candida appena pressata dal passaggio di qualsiasi cosa vada bene per scivolare sulla neve, snowboard per i più attrezzati, ma anche sacchi neri per l’immondizia, oppure coperchi di stufe a gas in ferro smaltato e ancora tanti bob.

Quando la neve arriva mette in gioco l’intera routine dei giorni ordinari e sono proprio i bambini quelli più felici da questa temporanea interruzione delle ripetitive attività del giorno cosiddetto “normale”.

Poco dopo aver lasciato la strada dove abita il contadino temerario che ha sfidato il gelo pur di liberare i suoi amati alberi di olivo, mi dirigo verso la casa della mia nonna paterna e proprio appena entro nella sua casa, vengo inebriato piacevolmente da un profumo di pizza di mais “sotto la coppa”, come si dice qui, ovvero sotto un tegame rivoltato, il procedimento prevede che venga riscaldata una parte laterale del camino con il fuoco, spostandolo leggermente di pochi centimetri, in modo tale da far diventare abbastanza calda la base in mattoni, dopo un oretta circa, si toglie completamente la brace, si pulisce con un panno umido e ci si posiziona, subito dopo la pizza di mais, ma anche per quella di grano tenero e duro si fa in questo modo. Subito dopo si copre l’impasto con il famoso tegame senza manici capovolto, a proteggere la pizza. Dopodiché si copre ancora, la coppa con la cenere e i carboni ardenti che si erano spostati precedentemente. In circa 40 minuti la pizza è pronta per la gioia di chi ama queste pietanze contadine, come me e mia nonna.

Nel frattempo mi accorgo che le sue galline se ne stanno in un angolino stretto, si sentono in prigione poiché la neve è troppo alta per loro, così decido di aprirgli un varco per farle arrivare sotto un porticato dove non c’è neve così possono razzolare in libertà. La scena che mi si presenta è talmente buffa che comincio a chiamare a gran voce la nonna per fargli osservare anche a lei le dieci galline tutte in fila indiana dietro di me che attendono impazienti di poter finalmente giungere in un luogo più ampio, la prima gallina è così vicina ai miei piedi, davvero commovente, non hanno paura dei miei movimenti repentini, mentre con una pala apro il piccolo sentiero. La nonna si mette a sorridere, commossa anche lei!

Poco dopo finalmente concludo il passaggio per le galline che a loro modo ringraziano, con i loro canti tipici, così rientro in casa a gustarmi un bel pezzo di pizza appena tolto da sotto la coppa.

 


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2 commenti su “Ora la neve addirittura abbonda.

  • Daniele Marino

    Ciao, Valerio nei giorni scorsi ho pensato molto a te, alla tua terra ed alla grnde quantità di neve che stava cadendo.
    Ma leggo con piacere ed anche con un pizzico di commozione il tuo racconto e mi sono sentito vicino a te e alla tua nonna seduti vicino al camino con un pezzo di “pizz d’ grandinj” in mano. A presto.

  • Filomena

    Ciao Valerio ho letto il tuo racconto e mi ha riportato indietro negli anni. Quando da banbina mangiavo anche io la “pizz d rendini”( scusa ma non so come si scrive) con la verdura e ti posso dire che mi piaceva tanto. Oggi non ha lo stesso sapore di allora,forse perchè non l’appreziamo più come allora. Grazie ciao a presto Mena