Canto Popolare


E’ risaputo che in varie tradizioni contadine e indigene si praticava e si continua a praticare, laddove sono sopravvissute, il canto. Durante le attività lavorative e cerimoniali, quest’arte poteva essere integrata ad un’attività lavorativa ed è in grado di donare gioia e forza fisica, mentale e spirituale. Un vero e proprio stato estatico collettivo.

La tradizione dei canti è molto ricca è complessa già solo in Italia, è evidente quindi che si possono fare degli accenni ai principi di tale attività.

Le linee melodiche arcaiche. Così definite, esse rappresentano un patrimonio culturale di inestimabile valore. Si tratta di archetipi, le fondamenta di una qualsiasi opera musicale.

Sono state create col tempo, sono delle melodie adatte e adattate a diversi generi di attività collettive che donne e uomini hanno migliorato durante le attività lavorative e cerimoniali. Essi sono gli impianti sui quali i grandi compositori moderni realizzano le opere contemporanee. Tuttavia, non sappiamo se il canto era un fenomeno molto diffuso nelle campagne. Purtroppo non conosciamo la portata del fenomeno, perché molte informazioni sono andate perse, per via della tradizione orale, che è fortemente emotiva, intesa come trasmissione diretta di generazione in generazione, ma essa è anche molto volatile. La scrittura invece e meno emotiva come trasmissione, ma ha il pregio di avere un potenziale di radicamento maggiore rispetto a quella orale.

In fondo, non è necessario sapere se era diffuso o meno il fenomeno del canto nelle attività collettive. Ciò che invece e necessario e importante è che noi oggi possiamo decidere di cantare volontariamente durante le attività sociali. Alla luce della nostra emancipazione culturale contemporanea, chi è che ci impedisce di farlo? Sappiamo che abbiamo solo da guadagnare nel farlo, si tratta solo di rimuovere ciò che resta di grandi tabù culturali che abbiamo ereditato e che stiamo progressivamente rimuovendo dal nostro costume moderno. Scegliere di cantare liberamente e volontariamente durante attività collettive di vario genere è senz’altro un atto rivoluzionario.

Tale auspicio, per non essere utopistico, ovviamente deve essere concepito in una visione post-industriale. O in un forte ridimensionamento di quest’ultima. Non ci sarebbe spazio per l’arte, come ben sappiamo, se ci fossero invasioni di macchine di vario genere che producono, tra le varie problematiche, un doloroso inquinamento acustico nel nostro lavoro collettivo.

Tornando alla tradizione contadina, sappiamo per certo che l’epoca di raccolta, durante l’arco dell’anno, era un momento speciale. Un momento di grande festa, se il lavoro era stato svolto correttamente e se la natura era stata clemente e generosa come di solito è.

Dunque, la raccolta era un momento di festa e personalmente ricordo piacevolmente alcuni aneddoti che gli anziani mi raccontavano da bambino. Cantavano. Ebbene si, mi dicevano, era meglio quando si stava peggio. Ovviamente per peggio intendevano che si possedeva materialmente meno. Tuttavia e nonostante ciò, cantavano piccole e semplici melodie, ma con un alto impatto emotivo.

Anch’io sono piacevolmente emozionato, ogni qualvolta rievoco questi ricordi di storie raccontatemi, di persone umili che trascorrevano la loro spensierata gioventù.

 

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