La storia di un sacchetto di plastica.


Malagrotta1Cosa succede in una comunità qualsiasi, piccola o grande che sia quando non applica la vera raccolta differenziata alla propria nettezza urbana?

Beh sono stati già spesi fiumi di parole e si potrebbero fare i miracoli, ma per ora siamo ancora molto lontani, almeno per quanto riguarda il centro-sud Italia. Basti pensare che un comune come Roma, è notizia di questi giorni, pare abbia stimato di raggiungere la completa raccolta differenziata entro il 2022.

Un sacchetto di plastica di nettezza urbana indifferenziata è fatto di avanzi organici insieme alla plastica, alluminio, carta per lo più con tinture tossiche, il tutto chiuso in un sacco unico, depositato nel bidone sotto casa, qualche tempo più tardi, variabile da contesto a contesto, passa il servizio di sgombero dei rifiuti e il tutto va a finire in una discarica che generalmente ha una quantità enorme di uccelli, non solo gabbiani, che tentano in ogni modo di accaparrarsi uno di questi sacchetti, attratti dal residuo organico in decomposizione, che emette zaffate di cattivo odore, ma la fame dei volatili pare incontrollabile. Del resto come dovrebbe essere chiaro, in natura non esistono sprechi e laddove vi è un eccesso di energia sotto una qualsiasi forma organica assimilabile, possiamo star pur certi che manderà una o più specie di vita a riequilibrare le eccedenze. Nel caso della discarica, così come quando muore un elefante nella savana, la carcassa è nutrimento per buona parte della catena alimentare di specie di vita adattate a elaborare tale energia. Nulla si crea nulla si distrugge, tutto si trasforma.

Un sacchetto di plastica dunque è appetitoso per un qualsiasi gabbiano, a migliaia, a volte decine di migliaia di sacchi di immondizia indifferenziata e di ugual numero i volatili che sorvolando in giro sui cumuli di tale mostruosità, non appena possibile si staccano dal gruppo di simili che continua a girare e si lanciano al fine di arpionare con le zampe uno qualsiasi dei sacchi che con buona probabilità può contenere alimenti molto interessanti per un volatile, ad esempio carne in putrefazione, verdure adulterate, liquidi zuccherati di tutti i tipi, pesce, e via di seguito, per portarselo lontano fuori dalla confusione. L’animale non sta a badare la freschezza perché è spinto da istinto famelico e se ve ne sono tanti che si nutrono da una discarica, allora dovrebbe far scattare una riflessione profonda nelle comunità umane attuali, noi siamo i responsabili di tutto questo, abbiamo alterato noi l’equilibrio e tocca a noi applicare soluzioni di ripristino, bisogna dimostrare di non essere la civiltà cinica e indifferente che è stata finora, i nostri figli ci studieranno bisognosi di risposte.

Dunque tornando ai volatili non lo consuma in loco, sulle imponenti montagne di immondizia, ma preferisce giustamente allontanarsi anche di centinaia di metri, nei campi tutt’intorno alla discarica, dove insomma ci si possa addentrare con maggiore curiosità all’interno di un sacco d’immondizia. Trovato ciò che risulta commestibile per il volatile, lascia tutto il restante sminuzzato in mille brandelli sul campo, in mezzo ai boschi, sulle rive di un fiume, ovunque sia stato possibile atterrare per mangiare in santa pace.

Al giorno d’oggi abbiamo le soluzioni per transitare verso una civiltà a rifiuti zero, nel senso stesso della natura che fa rientrare in gioco l’energia in eccesso, a ciclo chiuso e continuo. Le strategie sono tante, molte delle quali sono di successo e in tanti esseri umani si sta comprendendo la necessità di un cambiamento, di una spinta all’evoluzione civile, mettendosi in gioco per comprendere come funziona il riutilizzo totale delle nettezze urbane.

  Il cambiamento comincia dalla tua casa

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