Neve, freddo e gelo, inizia la quiescenza. 1


Ieri pomeriggio ho seminato ancora orzo, piselli e cipolle, volevo continuare fino al crepuscolo, ma una leggera pioggia mi ha fatto anticipare i tempi. Un paio di poiane hanno sorvolato sulla mia testa per diverse ore, proprio ieri pomeriggio. Atteggiamento insolito, si muovevano volando con poca distanza alla volta, sembravano leggermente irrequieti, ora su un ramo di un albero e poi su un altro a poche decine di metri e così avanti per tutto il tempo. Pare come se stessero fiutando l’arrivo della neve, cercando di stimare l’entità della nevicata. Invece io, scrutando minuziosamente qua e la, mi rallegro la vista durante i lavori di semina, tra una pausa e l’altra. Osservo le poiane nei loro comportamenti e contemporaneamente lancio sguardi qua e la nel coinvolgente panorama della bioregione del Biferno.

Dunque la pioggia mi ha costretto ad anticipare il mio rientro a casa, dopo una bella passeggiata a piedi, appena metto il piede, appunto, sull’uscio di casa, cominciano ad arrivare i primi fiocchi di neve a forma di grandi fazzoletti che dondolano qua e la,  per via del loro peso e forma, proprio mentre scendono.

Mi stavo accingendo a chiudere la porta, quando passa un bambino del paese che saltellando e fischiettando, lascia intendere senza alcun dubbio di essere felice per l’arrivo a sorpresa della neve. Ma ho voluto comunque domandargli se fosse felice e lui mi ha risposto “ si si sono felice, così non vado a scuola!”.

Anche io sono felice per questa nevicata che intanto è proseguita ancora per qualche ora, alternando altre forme di fiocchi, come ad esempio diverse forme di palline, ora piccolissime, ora più grandi.

Verso sera invece la nevicata è terminata e il cielo si è completamente scoperto, lasciando intravedere il firmamento di stelle che come diretta conseguenza, ha gelato ulteriormente la neve, innescando così senza alcun dubbio, l’inizio della quiescenza invernale. Le nostre preziose piante, dai cereali, ai legumi, ma anche le querce e i meli, continueranno a lavorare ancora in profondità nel sottosuolo, dove c’è ancora tanto calore da permettere lo sviluppo e la propagazione degli apparati radicali.

Stamattina al risveglio c’era sempre il sereno e l’alba possedeva una brillantezza in più, poiché, dai tetti delle case dei paesi fino alle colline, ovunque si poggiasse lo sguardo, vi era una candida coltre bianca che rifletteva la pallida luce del sole, in una gelida alba invernale.

Questi sono i giorni di grande riposo per il contadino, lo sono sempre stati oggi come ieri, il meritato riposo arriva per chi ha lavorato saggiamente e non ha dovuto fare i conti con un’annata particolarmente difficoltosa. Certo, se penso alla siccità durante l’estate, ha perdurato così tanto da essere stata un trauma per tutti gli organismi che hanno dovuto faticare senza acqua. Inoltre la scarsità di piogge si è protratta fino a questi giorni di dicembre, dove le vene sorgive sono ancora carenti, ma ora finalmente le precipitazioni stanno arrivando. Il cuore e la mente si rallegrano particolarmente, quando si osserva lo spettacolo dalla finestra, al caldo della propria dimora.

Le ore di luce diretta sono andate avanti durante la mattinata e verso mezzogiorno è stato possibile osservare un altro curioso fenomeno, ovvero la levata del vapore mentre si scioglie parte della neve sui campi. In poche decine di minuti si intensifica un’evaporazione d’acqua, creando una nebbia che si alza dal suolo per circa un paio di metri, fino a dissolversi in particelle più piccole e invisibili, nella sua inevitabile ascesa verso il cielo. Questa evaporazione è segno che c’è ancora calore nel sottosuolo, in fondo siamo solo alla prima neve dell’inverno, che di fatto ha dimostrato di essere appena iniziato.

 


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