Il cereale. Vendere o stoccare, per poi trasformare e valorizzare? 1



Subito dopo la raccolta del cereale si può decidere se vendere direttamente il prodotto al grande mercato secondo le quotazioni delle borse merci, oppure si può decidere di stoccare il prodotto all’interno della fattoria o azienda, per un consumo e/o una vendita posticipata.

Una volta era conveniente vendere il cereale in inverno, come ripetono spesso gli agricoltori anziani del paese, lo si ammassava in fattoria per poi rivenderlo nella stagione fredda, quando le quotazioni salivano inevitabilmente. Questo plusvalore era possibile che si generasse, in modo pressoché costante, fino a circa 20 anni fa, quando il grano estero non era così importato come oggi. Infatti nei tempi odierni e’ possibile importare cereali anche quando nel nostro emisfero e’ inverno e magari farli arrivare dall’Australia, per esempio, quando li e’ estate e da noi e’ pieno inverno. Oppure lo si fa arrivare dal Canada, dove ci sono le condizioni climatiche per fare due cicli colturali di cereali in un solo anno. Ma poi ne arriva in migliaia di tonnellate anche dalla Russia, Polonia, Ucraina, e via discorrendo.

Dunque, per chi produce il cereale in Italia, non c’e’ più tanta convenienza nel venderlo in inverno, così per la maggior parte lo si vende subito.

L’orzo che stiamo mietendo in questi giorni verra’ venduto quasi completamente alle borse merci, tuttavia ne conserviamo una minima parte per piccole esigenze interne dei nostri animali domestici. Mentre per quanto riguarda il modesto raccolto di farro, segale, grano tenero e kamut, verranno conservati preziosamente per essere utilizzati durante l’intero anno.

Che cosa e’ possibile fare con una materia prima straordinaria come il cereale? La risposta non può che essere ancora più straordinaria!

La descrizione che segue e’ una piccola sintesi dei principali trasformati del cereale che nella cucina della Roverella vengono ampiamente impiegate con notevoli soddisfazioni. Tra gli obiettivi fondamentali del progetto Roverella, c’e’ sicuramente la rilocalizzazione dell’intera filiera alimentare per i beni di prima necessita’.

La storia dell’economia capitalistica ad un certo punto ha dovuto adottare l’idea di una delocalizzazione in un altro paese, generalmente piu’ povero. Questa migrazione è uno spostamento fisico della propria attività produttiva. Invece l’economia reale e dello scambio leale conosce il modo per mettere in relazione le risorse disponibili. In altre parole e’ in grado di fare una rilocalizzazione di ciò che e’ stato delocalizzato. Questo per quanto riguarda almeno i beni di prima necessita’. Non pensate che sia assurdo se in un economia delle insalate viaggino in aereo da un continente all’altro, quando invece la propria insalatina dell’orto, ma anche del balcone di casa, e’ incommensurabilmente più buona sotto ogni punto di vista!?

Quando una nuova cultura e’ in grado di generare una forma evoluta di economia, allora il vecchio modello si estingue. Si può senz’altro fare riferimento alle città in transizione e toccare con mano la loro esperienza.

E pensare che la regione Molise può avere delle opportunità enormi, qualora adottasse l’idea di fare una transizione agroalimentare e non solo.

Abbiamo gli strumenti per fare una riforma agraria e lo studio svolto da Roverella si mette a completa disposizione per coloro che sono in ascolto in questo momento.

Progettare il territorio che strappammo alla natura selvatica migliaia di anni fa, che non potrà tornare ad essere così com’era, ovvero, un’unica grande foresta. Certo questo non possiamo farlo nel breve tempo, ma possiamo certamente rigenerare suolo fertile, diffondere biodiversita’, produrre cibo di elevata qualità, ricreare un’economia locale dei beni di prima necessita’ come appunto i cereali, sequestrare carbonio atmosferico, far pascolare gli animali domestici in modo dignitoso e via di seguito.

 

Nei prossimi articoli riguardanti i cereali, si descriverà brevemente i principali trasformati di questa straordinaria pianta.

I TRASFORMATI DEL CEREALE

 


1 FARINA INTEGRALE

2 FARINA DI AMIDO

3 CRUSCA

4 GERME

5 FIOCCO

6 GERMOGLIO

7 ERBA DI GRANO

8 MALTO

9 PANE

10 PASTA

11 GRANO TOSTATO

12 SEITAN

13 BIRRA

14 LATTE VEGETALE



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Un commento su “Il cereale. Vendere o stoccare, per poi trasformare e valorizzare?

  • Tino

    Bellissime idee peccato che in Italia le cose buone non esistono più e il. Rispetto per la natura si e perso tanti anni fa anzi anche per l’uomo basti pensare che il grano di cernobil è stato consumato in Italia e poi le persone stesse sono cambiate non hanno interesse per l’agricoltura ma per i supermercati e svogliati per quanto riguarda i lavori faticosi r poi politiche sbagliate è meglio partire con una educazione più mirata ai nostri figli !