I tornado infuocati



Sono diverse settimane che non piove e come se non bastasse c’e una presenza quasi continua del vento caldo di scirocco. Nei campi dove c’erano i cereali ora sono rimaste solo le stoppie, gli agricoltori hanno provveduto a fare i solchi parafuoco, ma essi potrebbero non bastare in caso di mulinelli di fuoco che si possono generare quando si scontrano improvvisamente correnti d’aria fredda e correnti d’aria calda.

Ricordo da bambino, quando c’era ancora la pericolosa gestione delle stoppie tramite bruciatura, per cui dopo aver effettuato i solchi parafuoco per una larghezza di almeno cinque metri, si faceva il giro del perimetro del campo in due persone, a piedi e nelle direzioni opposte, trascinando il fuoco con un rastrello e lasciando un’unica scia di fiamme, per poi ritrovarsi agli antipodi di dove si era partiti, concludendo il cerchio infuocato. In tal modo le fiamme potevano avanzare verso il centro del campo fino ad estinguersi, lasciando dietro di se solo una distesa nera delle stoppie carbonizzate. Questa pratica oltre che inutile era anche estremamente pericolosa, mi ricordo muri di fuoco alti diversi metri che avanzavano a velocita’ elevate e spesso si potevano verificare i temuti mulinelli, una sorta di piccoli tornado di fuoco, che girando su se stessi erano in grado di oltrepassare i solchi di sicurezza, depositando stoppie incendiate in un altro terreno coltivato oppure in un boschetto, generando, a sua volta, altri fuochi completamente fuori controllo.
Per fortuna la pratica di incendiare le stoppie ora e’ illegale, essa appartiene ad un modo di gestire i terreni oramai in estinzione. Una volta era necessario bruciare i campi per togliere di mezzo la paglia che altrimenti avrebbe impedito la successiva fase di aratura dei terreni. Oggi la paglia viene triturata direttamente dalla mietitrebbia, laddove non viene imballata. Anche su questo aspetto ci sarebbe molto da dire, dato che portando via la paglia si impedisce un normale ciclo del carbonio, impoverendo progressivamente il terreno.

L’aratura successiva e’ un ulteriore errore che appartiene ad un luogo comune millenario che l’uomo continua a ripetere in modo meccanico, senza rendersene pienamente conto. A proposito di questo, Masanobu Fukuoka diceva, ” Irrigate un campo con dell’acqua, aratelo, e la terra diventerà dura come un gesso. Se il suolo si impoverisce e indurisce, allora bisognerà ararlo ogni anno per ammorbidirlo. Ciò che facciamo è creare le condizioni perché l’aratro ci diventi indispensabile per poi rallegrarci dell’utilità di questo mezzo. Me nessuna pianta sulla faccia della terra è tanto debole da germogliare esclusivamente in un terreno arato. L’uomo non ha bisogno di arare e rimuovere il terreno, perché i microrganismi e i piccoli animali agiscono come aratri naturali.

L’uomo si è procurato con le proprie mani la necessità di tanta fatica e tribolazione “.

Anche alcuni terreni della Roverella hanno appena subito la brutale pratica dell’aratura, anche se molto meno grave, in quanto mio padre ha usato il ripuntatore che effettua solo una dissodatura delle zolle, a differenza dell’aratro a versoio che rivolta le zolle, distruggendo così ogni possibilità di sopravvivenza dell’attività organica dei primi cinque centimetri di terreno che risultano essere i più fertili.

La pianificazione dei terreni della Roverella deve fare i conti con la forza d’inerzia di un’insidiosa pratica millenaria come l’aratura, ma nonostante ciò è in corso attualmente la definitiva transizione verso la progettazione sulla linea chiave (rif. in inglese Keyline design), dove viene effettuata una minima apertura del suolo con macchinari appositamente creati, come lo Yeomans plow. Al fine di rigenerare suolo fertile e fare in modo tale da conservare l’humus nel suolo come preziosa fonte di vita.

Dunque la forza d’inerzia di un vecchio paradigma che ha plasmato la mente dell’uomo per diversi millenni, risulta essere un ostacolo difficile da superare, tuttavia c’e’ ragione di credere che siamo finalmente pronti a fare questo salto verso il paradigma della non aratura dei terreni. Il metodo Fukuoka e’ stato ampiamente dimostrato scientificamente, ora richiede il tempo necessario per essere applicato a livello bioregionale, tenendo conto delle peculiarità e delle differenze di ogni territorio.

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