Campi d’orzo in fiore da osservare degustando succo d’erba di grano.


Quando le spighe del cereale si schiudono, quella puo’ essere definita la fioritura di questo genere di piante così importanti per l’uomo. Nell’immaginario collettivo, una fioritura in senso generale, richiama a colori vivaci, forme mozzafiato, proporzioni auree, ma anche un favoloso giaciglio per api e farfalle che vi transitano attorno e chi più ne ha più ne metta. Nella fioritura dei cereali invece bisogna fare uno sforzo più profondo per cogliere le emozioni che una schiusura di una spiga può suscitare. Proprio in questo momento, le giovani piantine di orzo, che hanno superato allegramente l’inverno, ora si preparano ad abbandonare definitivamente la fase vegetativa per dedicarsi con ogni forza alla fase di fioritura, le foglie si riducono notevolmente di dimensione. La maturazione coincide in una sorta di “esame” che ogni organismo deve condurre, qualora voglia riprodursi. In un contesto domestico, come un campo ad uso seminativo, sono almeno tre le figure che devono superare “l’esame”, ovvero le piantine d’orzo, come si diceva poc’anzi, ma anche la sostanza organica presente nel terreno, anch’essa deve superare una banco di prova, infatti ha il compito di nutrire, sostenere, insieme agli altri fattori climatici, e accompagnare le colture per l’intero ciclo vitale, in ultimo ma non meno importante, trattandosi di un ambiente domestico, naturalmente vi e’ l’uomo custode manager che ha strappato la vita selvatica che vi era prima, commettendo sicuramente un atto rilevante, addomesticando nei limiti del possibile il terreno che ora deve condurre con saggezza, rispettando i limiti dei fattori in gioco. Il ruolo del contadino custode osserva il connubio di forze in sinergia che intendono raggiungere il medesimo obiettivo, ovvero, il prosieguo della vita in salute.
La fine della fase vegetativa dei cereali, coincide anche con la fine della raccolta delle tenere foglioline di quest’ultime, che ora cominciano a rimpicciolirsi, come detto, ma inoltre tendono ad ingiallire molto velocemente, in quanto ora la pianta deve solo concentrarsi sulla fioritura e non ha piu’ bisogno di trasportare linfa vitale per la costruzione della struttura della pianta stessa, le foglioline sono servite a me fino ad ora, come di consueto, per ricavare il prezioso succo di erba di grano, noto in inglese con il nome di wheat grass, o natural juice.

Nel momento della germinazione dei chicchi, tutti i principi attivi contenuti nel seme entrano in azione, per questo i germogli di erba di grano sono così miracolosi. La sua composizione è una vera miniera di risorse per il corpo umano, contiene vitamine, aminoacidi essenziali, oligoelementi, sali minerali e addirittura anche la vitamina B12 che, secondo alcuni ricercatori, sarebbe assente nei prodotti vegetali. L’erba di grano costituisce un alimento complesso dunque,  con proprietà utilissime a proteggere e rinvigorire la nostra salute, per il beneficio di tessuti, organi e cellule in caso di affaticamento e stress. Essa restituisce il normale livello di energia all’organismo perché risolve possibili carenze alimentari, ripulisce e disintossica le cellule, i tessuti, il sangue e i vari organi con benefici per il sistema digestivo, immunitario e vascolare. Estrarre il succo e’ fondamentale per l’approvvigionamento del nostro organismo umano, in quanto il nostro apparato digerente non è in grado di trasformare le fibre contenute nelle foglioline del cereale.

Per tutto il periodo dalla ripresa della fase vegetativa dei cereali, dopo la quiescenza invernale, si e’ potuti degustare la favolosa bevanda, estratta mediante un torchietto meccanico che comprime le foglie prima sminuzzate, tutto questo fino a che, in una delle visite che ricevo alla Roverella, un ragazzo mi fa notare che e’ possibile estrarre il succo semplicemente tenendo le foglioline in bocca, masticandole come se fossero un cewingum e dunque senza ingerire. Mi e’ sembrata un’idea geniale a cui non avevo pensato, in effetti in questo modo si evita di usare macchinari appositi che comprimono le foglie per estrarre il succo.

Altro particolare assolutamente da non trascurare, a riguardo dei campi d’orzo in fiore, è la soddisfazione nel vedere solo il cereale in monocoltura, con una scarsissima presenza di altre piante antagoniste, che invece si vedono nei campi dove non vi è un buon equilibrio della vita del suolo. La possibilità generata dall’agricoltura naturale, in parte ispirato al metodo Fukuoka, riguarda il ripristino di tale equilibrio, attraverso l’inserimento di un anno di maggese, o riposo, nel ciclo tradizionale delle colture. Durante questo anno di assenza di lavorazioni tutte le essenze spontanee che possono prosperare sul suolo dei campi della Roverella, vengono fuori alla massima potenza, ripristinando di fatto il naturale equilibrio interrotto dalla monocoltura dei cereali o dei legumi. Tale equilibrio dinamico è sempre presente nei sistemi naturali, dove vi è una grande biodiversità, che è alla base della salute di qualsiasi organismo. Dunque i campi della Roverella sono verdeggianti in monocoltura d’orzo senza competizione alcuna con altre piante spontanee. Attraverso le parole non è possibile comunque far comprendere la soddisfazione che si prova quando tutto ciò avviene nei propri campi.
Intanto nei campi rimasti a riposo quest’anno, gli stessi in cui lo scorso ciclo colturale hanno prodotto orzo, è possibile osservare come il verde delle piante spontanee di questa stagione, sta via via prendendo il sopravvento sul bruno della pacciamatura generato dalla paglia della precedente coltura. Il verde azoto e il bruno carbonio, un sodalizio infinito fra i due opposti della vita vegetale che si ripete ancora e ancora per generare ricchezza, complessità e opportunità per ogni organismo vivente che e’ in grado di prosperare in tali condizioni di vita del terreno stesso, unito naturalmente a una serie infinita di altri fattori, come le temperature, la piovosità, la ventosità, l’umidità e via di seguito.

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