La permacultura secondo mia nonna 1



Nel libro di David Holmgren “ Permaculture” egli parla di un certo imbarazzo che provò quando in una conferenza in Siria, si mise a parlare di bioarchitettura e in particolare dell’uso della terracruda, di fronte ad una platea di gente che viene da una cultura che costruisce case, quartieri e città, usando proprio la terracruda e da diversi millenni. Lo stesso imbarazzo mi viene quando mi trovo di fronte agli anziani contadini come mia nonna, a cui manca sicuramente la conoscenza tecnica della permacultura, ma per quanto riguarda le capacità intuitive, sono delle persone davvero straordinarie.
La nonna mi racconta sempre che quando era giovane doveva fare esattamente quello che gli dicevano i genitori, la trasmissione orale della conoscenza ha tanti vantaggi, come ad esempio la percezione della vitalità delle informazioni e di certo non si invecchiava sui libri come invece accade oggi. Tuttavia chi doveva trasmettere le manualità e le competenze, insomma quello che noi chiamiamo know how, aveva una certa ansia perché sapeva che non c’era altro modo per trasferire tali capacità tra una generazione e l’altra. I genitori in una famiglia di contadini e artigiani avevano ogni interesse ad educare al meglio i propri figli e sapevano benissimo che nessun altra persona avrebbe fatto un tale sforzo con i figli altrui. Quando poi si voleva imparare un mestiere al di fuori delle competenze della famiglia, allora bisognava “rubare con gli occhi”, perché i mastri erano estremamente gelosi del loro mestiere e magari rilasciavano i segreti di un’arte, al proprio discepolo prediletto, solo sul punto di morte.
Questo sistema dunque si basava sulla tradizione che doveva essere tramandata in modo intatto, una forma rituale quasi maniacale e non c’era spazio per la ricerca e l’innovazione, o almeno non si poteva dare sfogo alla creatività in età giovane, così mia nonna si è messa a sperimentare dopo essersi emancipata da quel contesto e continua a farlo ancora oggi. Coltiva ortaggi, cereali, frutta, inoltre alleva galline e gatti, anche se apparentemente non c’è ne bisogno, in quanto i negozi sono forniti di tutto e di più. Chiaramente la nonna questo lo sa benissimo, ma le piante e gli animali gli donano un ritmo vitale, fatto di impegno, di piccoli fallimenti, ma anche tante soddisfazioni.
E’ una persona che non smette mai di stupire, puoi passare tanto tempo con i contadini eppure avranno sempre qualcosa di inatteso da insegnarti.
Proprio oggi ho imparato una tecnica di permacultura che mia nonna adopera da diversi anni, che avevo sotto al naso, ma sulla quale non avevo ancora posto la dovuta attenzione. Lei usa coltivare una piccola area a pomodori cosiddetti “pachino” da diversi anni. Come sappiamo il pomodoro ama tornare sullo stesso terreno, è un’eccezione, perché di solito le ortive si avvantaggiano enormemente da una buona rotazione colturale. Dunque da diversi anni, la nonna lascia che i pomodori rilascino i semi nel terreno per poi germogliare di nuovo nella primavera successiva, senza fare nessuno tipo di lavoro. L’unica cosa che fa è lasciar pascolare le galline in quel posto di tanto in tanto. Quello che viene fuori è incredibile, perché bisogna solo andare a raccogliere come quando a primavera ci si reca nei boschetti a prendere gli asparagi. La differenza è che i pomodori sono abbondanti e a dieci metri dall’abitazione. Proprio stamattina ho raccolto circa tre chili di questi pomodori da otto piante in tutto, siamo già al terzo raccolto e si va avanti fino a metà ottobre.
Quando si dice che la permacultura è l’agricoltura del futuro, probabilmente non si sbaglia e quando si osserva la permacultura fatta da una donna anziana che è andata a scuola solo per imparare la propria firma, nemmeno allora si sbaglia.
Si stima che l’agricoltura industriale abbia bisogno di sette calorie energetiche, soprattutto petrolio per produrre una caloria alimentare, mentre mia nonna che ha superato gli ottanta anni, senza saperlo sfida questo enorme problema che sarà sempre più sentito nei prossimi anni e dunque la sfida spetterebbe alle attuali giovani generazioni.


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Un commento su “La permacultura secondo mia nonna

  • giuseppe

    I saperi antichi e nuovi non aspettano che di riunirsi e dare vita ad una nuova cultura, che sia permanente ma in perenne mutamento, rispettosa, intelligente, ragionevole ed intuitiva. C’è solo da cambiare prospettiva e da reimparare ad ascoltare e ad osservare.

    complimenti e tanti auguri per il tuo lavoro (e per quello di tua nonna)