Giornate di mietitura. (I parte).


Quest’oggi e’ cominciata la mietitura e come ogni anno, il tempo che precede l’inizio della raccolta e’ sempre un momento di apprensione. Chiunque semina si aspetta un raccolto, questo valeva un tempo, quando una squadra di contadini raccoglievano a mano e vale anche oggi, nonostante c’e una sola persona che giuda una mietitrebbia.
La stagione della mietitura, quest’anno riguarda una coltura estensiva di orzo per fini zootecnici e piccoli esperimenti di varietà antiche di farro, segale, kamut e grano tenero.
L’apprensione prima della mietitura e’ generata da una serie di variabili come l’entita’ del raccolto, sia quantitativa che qualitativa, inoltre ci si da un augurio per un tranquillo svolgimento del lavoro, sperando che la mietitrebbia non abbia problemi di nessun tipo, si spera inoltre che non piova proprio in quei giorni e che non faccia tanto caldo.
Nei terreni del progetto Roverella e’ in corso una conversione verso l’agricoltura naturale che prevede una drastica riduzione delle operazioni abitudinarie della cosiddetta agricoltura convenzionale. I metodi di conservazione della sostanza organica, le ampie rotazioni colturali, la minima lavorazione del terreno, la raccolta delle piogge invernali, le consociazioni sinergiche fra diverse specie di piante, insieme a molti altri fattori, contribuiscono al successo del metodo naturale. I cereali che raccogliamo quest’anno sono stati nutriti esclusivamente con la sostanza organica presente nel suolo, oltre alla presenza di leguminose spontanee che sequestrano azoto atmosferico e contribuiscono notevolmente allo sviluppo vegetativo dei cereali opportunamente consociati. Dalla semina alla mietitura, dunque, senza nessun apporto esterno di concimi organici e men che meno di concimi sintetici. Chiaramente i raccolti sono magri rispetto ad una gestione convenzionale o biologica, tuttavia essendo i terreni in conversione, una buona parte dell’humus labile si trasforma in humus stabile che aumenta di anno in anno, fino a raggiungere una quantità intorno al 4 – 5% che e’ sufficiente per fare una buona agricoltura naturale. Una percentuale incredibilmente bassa di sostanza organica, rispetto al restante 95% di composti minerali e inorganici, è capace di garantire la crescita e la salute delle piante.
Mentre si miete, dall’alto della mietitrebbia, si può osservare l’ evoluzione delle piante presenti nel campo. E’ facile notare come i cereali siano ormai di colore oro, completamente pronte per la mietitura, mentre altre piante spontanee, come il finocchietto selvatico, l’aneto, l’iperico, il papavero, il loglio,  e via di seguito, si trovano in una fase vegetativa ancora intensa e il verde dello stelo, delle foglie e dei fiori è molto evidente. Nella cosiddetta agricoltura convenzionale, per evitare problemi nella raccolta dei cereali, si utilizzano pesticidi, ovvero sostanze killer che vanno contro il principio di biodiversità che la natura mette in atto ovunque. I pesticidi servono per eliminare la presenza di queste piante spontanee e indicatrici che nel linguaggio dell’agricoltura convenzionale si chiamano, come per magia, erbacce o infestanti.
C’e inoltre una grossa presenza di un’altra famiglia di piante spontanee che sono le Fabacee o leguminose, che hanno capacita’ autoriseminanti, come il trifoglio violetto, la veccia, il trifoglio bianco, il trifoglio subterraneum. La loro presenza in consociazione con i cereali sembra una specie di bulatura spontanea e rallegra il mio animo, dandomi una piccola  spinta ad andare avanti.
Nel corso degli ultimi anni, abbiamo favorito la riproduzione di queste leguminose che di ciclo in ciclo si riproducono  e aumentano la loro preziosa presenza nei terreni naturali di Roverella.
Contemporaneamente alla nostra raccolta meccanizzata, c’e ancora chi come mia nonna, raccoglie il grano e lo miete a mano. E’ sua abitudine seminare alcuni chili di grano nell’orto per poi conservarlo in inverno per le galline e per un po’ per fare pane e pasta. Si e’ stabilito statisticamente che il consumo procapite di cereali per una singola persona, in un anno e’ inferiore a due quintali e lo spazio di un orto non e’ sufficiente, ragion per cui si sono sempre coltivati su estensioni maggiori. Dunque la nonna non e’ in grado di sostenere completamente il suo fabbisogno di grano per un anno intero ed inoltre lei lo usa anche per le galline. Tuttavia apporta ad un discreto contributo al consumo annuale reale dei vari cereali e dei vari trasformati per umani e animali domestici.
Da diversi anni lei coltiva una varietà di grano tenero che e’ stata portata da qualche uccello. Mia nonna ha intuito che quella pianta di grano nata “spontaneamente” nell’orto poteva essere di buona qualità ed infatti si e’ rivelata tale.
Lei lo ha allevato e moltiplicato negli anni, al fine di raggiungere una quantità di seme necessario per coprire una superficie di orto di circa 20 metri quadri. Tale grano tenero lo utilizzo anche io nella panificazione ed e’ alla base di un eccellente impasto per pizza!

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