Fagiani in volo


Questa mattina ho preparato un buon numero di fitocelle per le piante di roverella, cerro, leccio e frassino, che per tutta l’estate rimarranno insieme alle ortive nelle aiuole sinergiche, per poi essere messe a dimora all’inizio dell’autunno. Lo scorso anno le querce sono andate in pasciona, ovvero hanno prodotto un numero altissimo di ghiande che ora sono germinate diventando delle piccole piantine che prelevo delicatamente e metto a dimora nelle fitocelle. Ripongo molta speranza in queste piante perché saranno le prime ad essere collocate in un progetto di agrorimboschimento che altrove viene definito agroforestry (Agroforestazione, agroforestry). E’ un disegno in permacultura che prevede la coltivazione contemporanea e multifunzionale di colture da granella come i cereali e i legumi, alternate a file di alberi, seguendo le curve di livello del terreno. In seguito racconterò l’evoluzione di questo disegno, per ora le querce devono attecchire nelle fitocelle.
Finito questo lavoretto, decido di fare una passeggiata verso i campi di orzo che fra due settimane circa provvederemo alla mietitura. Mentre cammino, ad un certo punto, si alzano in volo, proprio davanti ai miei occhi, una coppia di fagiani, che avvertendo i miei passi sempre più vicini, hanno pensato bene di allontanarsi preventivamente. La femmina e’ volata verso sinistra e il maschio verso destra. Sono dei volatili di grosse dimensioni, quando prendono il volo sono molto rumorosi ed al primo istinto mi sono spaventato perché ero a meno di cinque metri da loro, pero’ lo spavento e’ subito mutato in stupore. Vedere una coppia della stessa specie con caratteristiche estremamente diverse tra loro e’ un spettacolo indescrivibile. Si trovavano proprio nel bel mezzo di un campo di orzo. Spero vivamente che la femmina non abbia depositato le uova proprio li, perché come dicevo, tra poche settimane passeremo con la mietitrebbia e spero inoltre che non ci siano cacciatori all’ascolto, non perché sono contrario alla caccia, ma penso sia il caso di permettere a questa specie di ripopolarsi prima di essere cacciata di nuovo.
Continuo lungo il sentiero che mi riporta al paese e vado a trovare la mia nonna materna a cui racconto immediatamente l’accaduto, così lei va a rispolverare l’archivio mentale dei ricordi legati ai fagiani. La sua e’ una vita di donna contadina con una lunghissima esperienza nei campi e mi racconta una storia avvenuta in un’estate di circa mezzo secolo fa.
Era luglio con le campagne arse dalla calura e tanto grano da raccogliere a mano con la falce. Un gran numero di persone era all’opera nei campi. La raccolta dei cereali era il momento più importante dell’anno, da esso dipendeva buona parte delle scorte invernali per tutta la famiglia, inoltre molto spesso c’era un accordo di mezzadria e quindi metà del raccolto doveva essere portato al proprietario del campo. Della metà restante, bisognava inoltre considerare le spese del medico ad esempio, che venivano fatte una volta all’anno e spesso i contadini poveri pagavano con il grano. Quell’anno la natura fu abbastanza generosa e si raccolse abbastanza. Le famiglie si riunivano, come fossero tribù per mietere assieme, così poteva accadere che ci fossero anche venti contadini in un solo campo a raccogliere le spighe mature, piu’ una marea di bambini di ogni eta’ che giocavano un po’ ovunque, mica come ora che c’e un solo uomo che guida una mietitrebbia e un altro che giuda il trattore! Era un momento di festa, ma anche di duro lavoro visto che bisognava cominciare a lavorare quando c’era già una buona temperatura, altrimenti il frumento restava umido dopo la raccolta e questo poteva pregiudicare la battitura sull’aia. Dunque generalmente si cominciava verso le dieci del mattino, e si andava avanti fino all’ultima ora di luce. Verso mezzogiorno comunque si pranzava perché l’orologio biologico dei contadini era intransigente. Poco prima di quell’ora, la mia nonna nota qualcosa di strano mentre avanzava con la falciatura, si avvicina e vede che si tratta di un nido con al suo interno una dozzina di piccole uova. Lo stupore fu’ tanto e i contadini si interrogarono su chi appartenessero tali uova, alle fine convennero che si trattava di uova di fagiano e nel frattempo fu mezzogiorno e si fermarono, lasciando il nido senza nemmeno toccarlo. Dopo la pausa pranzo di meno di un’ora, ricominciarono a falciare da dove avevano interrotto e ancora con stupore, notarono che le uova non c’erano più! La cosa incredibile e’ che mentre facevano la pausa, a pochi metri da dove era il nido, la femmina di fagiano aveva provveduto a spostare tutte le uova, si presume che li riesca a prendere una alla volta con il becco. Dunque l’abilita’ di questo meraviglioso essere gli permise di salvare in modo provvidenziale la covata, facendo lo stesso percorso per oltre una decina di volte senza che nessuno dei contadini se ne accorgesse. Mi nonna mi ha detto inoltre che mentre mangiavano si discuteva anche sul miglior modo di cucinare quelle uova, se era meglio usarli per farne la pasta, piuttosto che una frittata, oppure un bel brodo.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.