L’emancipazione di un contadino di fine ‘800


Ieri, parlando con la mia nonna paterna, per la prima volta ho capito come fece suo padre a guadagnare un po’ di denaro per comprare la terra. Il mio bisnonno nacque in un paese vicino Petrella, era un contadino e figlio di un mezzadro, dunque non erano proprietari e oltre alla vita di stenti, dovevano comunque dividere il raccolto con il  “vero” proprietario terriero. Una condizione di sottomissione che la generazione del mio bisnonno ha tentato di riscattare attraverso l’emigrazione in varie parti del mondo, a quell’epoca, a fine ’800 si poteva scegliere di andare in Canada, negli Stati Uniti, in America Latina, in Australia e nell’Europa del Nord.
Mio nonno scelse gli Stati Uniti e nel 1899 si imbarca su una nave per andare a lavorare e poter poi tornare in patria e comprare terra, riscattando di fatto la propria condizione di uomo libero, che per quei tempi voleva dire molto, come del resto vale anche per i giorni nostri.

Lo spirito d’avventura, l’andare incontro all’ignoto, lavorare in un altro continente senza un briciolo di cosiddetta istruzione, desiderare maggiore libertà e dignità, avendo visto i propri genitori in condizioni di difficoltà dovuti, in buona parte alla mezzadria.
Cerco di immaginare all’epoca come si dovevano vivere questi momenti, doveva essere una vita intensa e riflessiva, decidere di partire e non saper quasi nulla, tranne di poter guadagnare soldi, era adrenalinico, magari quelli della sua eta’ intorno ai vent’anni, si ritrovavano, in una locanda dell’epoca, oppure in una cantina, dopo aver svolto una lunga e faticosa giornata di lavori nei campi. Si ritrovavano dunque e tra un bicchiere di vino, del buon pane e formaggio, si progettavano i sogni. Oltre ai desideri e le aspiarazioni, essi avevano anche qualche informazione a disposizione. C’erano uomini che giravano chiedendo se qualcuno voleva partire e dicevano,  “chi vuole imbarcarsi c’è una nave che parte venerdì dal porto di Napoli direzione New York”, magari così si urlava per le stradine dei paeselli, inoltre c’erano persone che tornavano dai posti in cui si andava a trovare la fortuna e  quest’ultimi raccontavano, magari mentivano anche, qualcuno ostentava ricchezza e così regalava sigarette sfuse ai poveracci che ancora non diventavano “ricchi”. Mi immagino come viaggiava la fantasia del mio bisnonno, un contadino vent’enne e cosiddetto ignorante.
Così un bel giorno egli decise di imbarcarsi e cercare fortuna oltreoceano.
Era una persona determinata e sicuro di se, mi racconta la nonna, riuscì a tornare in patria in poco tempo, dopo essersi concertato solo sul lavoro e guadagnando così abbastanza per poter comprare un bel po’ di terra e costruire una casa, farsi una famiglia, comprare bestiame, tornare a seminare i campi e fare dei figli.
Questa avventura del mio bisnonno permise a mia nonna di nascere in un podere di proprietà. Mi racconta spesso della vita vissuta in piena natura, lei e’ nata in campagna e ha vissuto insieme a umani e animali. Tanti animali tra, galline, pecore, capre, cavalli e via discorrendo. Vivevano delle conoscenze ereditare oralmente da generazione in generazione. Si producevano quasi tutto in casa, si dice che all’epoca si aveva bisogno solo di sale e fiammiferi, per il resto erano in grado di autoprodursi tutto il necessario. Mia nonna e le sue sorelle e fratelli vivevano a stretto contatto con diversi animali domestici e poteva essere che dormivano insieme a quest’ultimi. C’erano le galline che giravano attorno al tavolo a raccogliere le briciole che cadevano mentre si mangiava in tavole piccole ma piene di persone sedute attorno.

Al giorno d’oggi sembra impensabile eppure questo accadeva fino a poco tempo addietro, basti pensare che in una città come Bologna, quarant’anni fa c’erano ancora le galline nei condomini.

 

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