I Germogli di Pungitopo


Col nome “volgare” di pugitopo si intende il Ruscus aculeatus. Gli aculei appunto, dell’Aculeatus, servivano a pungere i topi che tentavano di rubare nelle credenze delle cucine dei contadini astuti.

Questo è un buon momento per prenderne una bella manciata di germogli di questa bella pianta. Sono abbastanza facili da individuare perché spuntano nelle immediate vicinanze di un gruppo della stessa specie, ragion per cui, basta chinarsi in basso e se ne troveranno in discrete quantità o per meglio dire, qui a Roverella c’e ne abbastanza per tante persone.

Dai preziosi consigli degli anziani che ho recuperato in questi anni ci sono anche quelli di tipo culinario, ovviamente. Alcune nonne ad esempio, mi consigliavano di cucinarli insieme ad altre erbe spontanee dello stesso periodo, per farci una frittata, anziché una zuppa, oppure uno stufato a vapore e perché no, un bel minestrone! In altre parole, cercavano di farmi capire che se vengono mischiate diventano eccellenti. La sinergia e la cooperazione tra piante diverse non si manifesta solo in un bosco o in un orto sinergico, ma continua anche dopo il raccolto e va avanti fino alla tavola!
Un buon mix di erbe spontanee di questo momento dell’anno per una frittata, ad esempio, potrebbe essere: germogli di rovo, germogli di pungitopo, cicoria, tarassaco, asparagi, dopo averli sbollentati leggermente in acqua calda.
La bontà e il gusto, chiaramente, non possono essere paragonati con altro, sono sapori ancestrali.
Ci sono diverse storie popolari di diverse culture nel mondo in cui si parla dell’importanza delle piante spontanee primaverili e delle piante spontanee autunnali.
Anche Masanobu Fukuoka ne parla di questo particolare, riferendosi alla cultura popolare giapponese in cui si descrive l’importanza delle sette piante di primavera e delle sette piante d’autunno. I nomi riguardano piante autoctone dell’arcipelago giapponese. Noi abbiamo le nostre, ma il principio è identico.

Fukuoka ne parla a proposito e dice ” Se i funzionari andassero sulle montagne, e nei prati, e raccogliessero le sette erbe di primavera e le sette erbe d’autunno e le assaggiassero, imparerebbero che cos’è la fonte del nutrimento umano. Se poi cercassero ancora più a fondo scoprirebbero che si può vivere piuttosto bene con alimenti tradizionali locali come il riso, l’orzo, la segale, il grano saraceno, e ortaggi e potrebbero decidere semplicemente che l’agricoltura giapponese non ha bisogno di coltivare altro. Se questo è tutto quello che i contadini devono produrre, l’agricoltura diventa molto facile” (rif. La Rivoluzione sul filo di paglia. Masanobu Fukuoka. ed. italiana)

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